Quindi adesso che Donald Trump non è più nostro amico, cioè amichetto di Giorgia, che facciamo?
Siamo pronti a fare la guerra sui dazi alle nostre merci imposte?
Siamo pronti a smettere di comprare il gas USA a prezzi stratosferici?
Siamo pronti a far sloggiare le testate nucleari a stelle e strisce dal nostro territorio?
Siamo pronti a disconoscere il diktat del 5% del PIL in armamenti?
Siamo pronti a tassare i colossi statunitensi del web e dell’ecommerce?
Siamo pronti a mandare Elon Musk a farsi benedire e a sostenere una via europea spaziale?
Perché tutte queste cose l’Italia, guidata da Giorgia Meloni, non le ha fatte e anzi le ha ostacolate perché Trump era un amico, oltre che padrino politico della destra mondiale.
La destra italiana, risentita per lo scambio di accuse intorno a un selfie, si è finalmente accorta di che pasta è fatto il vecchio Donald e ha schierato i suoi giornali contro l’inquilino della Casa Bianca, un’inversione di rotta scaduta essenzialmente in offese personali e che per ora non sembra avere alcun respiro né politico, né geopolitico.
Insomma, il governo Meloni è ora anti-Trump, ancora non è anti-statunitense, sicuramente non è filo-europeo.


