Quella telefonata dal Sud America
Dieci anni fa una legge che ha cambiato vite e cambiato un po' tutti noi.
Un po’ di tempo fa ho ricevuto una telefonata dal Sud America. Dall’altro capo della cornetta c’era una persona molto anziana e discretamente famosa. Un musicista importante.
Voleva conoscere il nipote di Antonio. Mio zio o meglio il fratello di mio nonno. Un prozio, quindi, al quale ero molto legato, sebbene sia morto che ancora andavo alle elementari.
Non senza sorpresa mi ha raccontato, in realtà in una serie di telefonate, dell’enorme amore che lo aveva legato a mio zio. Per amore intendo amore vero.
Non ho avuto molti modi per verificare la storia, perché questa storia e un po’ tutte le storie di mio zio erano sostanzialmente clandestine. Anche quelle importanti. Quelle che avevano segnato la sua vita e per certi versi anche la mia.
Una parte della mia infanzia è stata segnata infatti dalla sua presenza. Presenza vera. Di grande affetto. Era, lui e il suo compagno, un pezzo importante della mia famiglia. L’unico pezzo di quasi quotidiana frequentazione al di fuori di mio padre e mia madre.
Dieci anni fa, cioè il 20 maggio del 2016, è stata emanata la cosiddetta legge Cirinnà, quella delle unioni civili. Quella malamente definita dei matrimoni gay.
Un compromesso, certamente. Ma un compromesso che ha permesso a tanti di dare una prima sostanza giuridica alla loro unione.
Mio zio è morto che il secolo scorso era ancora ben lungi dal finire. Si è perso tanti avvenimenti che hanno cambiato il mondo.
Si è perso anche le unioni civili, che il suo piccolo mondo intimo avrebbero cambiato e con il suo mondo, anche quello di tante altre persone. Compreso quello di me bambino.


