Poveri lavoratori
È record occupazionale, mai così tanti dall’avvento della Repubblica fondata sul lavoro e mai così poveri.
Ventiquattro milioni di lavoratori, il dato è ormai consolidato e, dice ISTAT, mai è stato così alto dal 1948 ad oggi.
Eppure l’Italia che lavora non è mai stata così povera. Qualcosa non torna e quel che non torna, manco a dirlo, sono gli stipendi.
Il nostro è infatti l’unico Paese OCSE in cui i salari reali sono rimasti stagnanti o calati negli ultimi 30 anni.
E infatti mai sono stati così tanti gli italiani sotto la soglia di povertà: quasi sei milioni. Vent’anni fa erano meno di due milioni.
Povero non è più sinonimo, o per lo meno non lo è sempre, di “disoccupato”: anzi, i lavoratori che guadagnano troppo poco per una vita dignitosa sono sempre di più.
Secondo gli ultimi dati dell’Istituto di Statistica Nazionale i salariati in povertà assoluta - cioè non possono permettersi i beni di prima necessità - sono quasi 2 milioni. In povertà relativa - cioè lontani dalla media degli altri lavoratori - quasi 3 milioni.
Sempre di più sono poi coloro che hanno più di 65 anni che lavorano, ormai sono un milione.
In tutto questo si registrano due macro-fenomeni. Il primo, è il crollo della propensione al risparmio: ciò che entra come guadagno esce come spesa.
Il secondo è lo scostamento tra valore nominale e valore reale negli acquisti: in buona sostanza a parità di spesa, acquistiamo meno beni. Il cosiddetto crollo del potere d’acquisto.
Oggi è il Primo Maggio. È il giorno della Festa del lavoro. È a tutti evidente che non sia il giorno della Festa dei lavoratori che, dati alla mano, da festeggiare non hanno proprio nulla.


