Mirko vive. Tutto merito del Pride che il ragazzo ucciso con la madre dal padre, perché “meglio morto che gay”, ha messo in testa al coloratissimo corteo.
Un corteo fatto da tanti Mirko, cioè da persone che quella frase l’hanno sentita sicuramente dire talmente tante volte, che tante volte hanno dovuto fare i conti con quell’odio viscerale, che tante volte sono state investite da quella inspiegabile promessa di morte.
Sfilare al Pride è questa cosa qua: è essere orgogliosi di essere. Di essere come si è e tutto il resto vaffanculo.
Un enorme vaffanculo a tutti quelli del “meglio morto che gay”, ai generali dei mondi al contrario, alle “sono una donna, sono una madre e sono cristiana”, ai fanatici devoti a un Dio omotransfobico a sua insaputa.
È per questo che, nonostante un inclemente caldo da record, a Milano ieri si respirava “aria fresca”.
Persone di ogni estrazione, ma tra loro tanti, tantissimi giovani. Alla faccia delle giovani generazioni disinteressate e alla faccia del “il tema dei diritti civili non frega a nessuno”.
A Mirko interessava eccome e se fosse interessato a più persone, molte più delle centinaia di migliaia che hanno riempito Milano, ieri Mirko avrebbe potuto sfilare con gli altri Mirko e non in testa al corteo del coloratissimo Pride.



Il tema dei diritti civili non frega nessuno, fino a quando non tocca i nostri diritti. ☮️🌈