Ogni qual volta accade un tragico evento di pubblica rilevanza la domanda che emerge è sempre la stessa: l’autore è italiano oppure no? E, se è italiano, da quanto lo è? Da quante generazioni?
I fatti di Modena non sono stati un’eccezione. Infatti Matteo Salvini non ha tardato a parlare di permessi di soggiorno dati con troppa facilità.
Il vicepremier è stato subito rimbrottato dal suo collega di governo Antonio Tajani che gli ha consigliato di tacere dal momento che l’investitore era italiano.
La prevedibile obiezione è stata: sì, ma italiano da quanto? E qui ovviamente si scade nel ridicolo ovvero quella ossessione per la razza pura che, già dai primordi antimeridionalisti, è nel DNA della Lega.
Qualcuno ha quindi ricordato che a disarmare l’italiano che era alla guida dell’auto sono stati due eroi di origine egiziana.
E noi, che non siamo come Salvini, abbiamo respirato due volte. La prima perché alla guida dell’auto c’era un italiano. La seconda perché a disarmarlo sono stati due non-italiani.
Senza accorgercene siamo finiti così nel gioco razzista. Nessuno, infatti, dei protagonisti di questo evento tragicissimo è egiziano, italiano, marocchino, terrone: sono uomini e donne. Fine.
Ricordarne l’etnia, sia per dirne male, sia per dirne bene, è razzismo.
Non siamo il nostro passaporto. Non siamo il nostro albero genealogico. Siamo persone.
Solo persone.


