Non sono un dentista, però quando mi fa male un dente e ci vedo sopra una macchia nera ipotizzo si tratti di una carie.
Allo stesso modo, non sono un pediatra, però quando uno dei miei figli fa fatica a deglutire e delle placche bianche in gola sono portato a ipotizzare sia vittima di un’infezione batterica.
Non diversamente, non sono un anatomopatologo, però se vedo un cadavere con una grande macchia rosso sangue sotto il capo, beh sono portato a pensare che non sia morto per cause naturali.
Quindi, pur senza nessuna accademica competenza, mi sento di dire che, più o meno consapevolmente, Abderrahim Fakir è stato ucciso.
Questo non vuol dire anticipare processi e neppure sentenze. Vuol dire solo chiedere verità e giustizia per la vittima.
Verità e giustizia che, in questo nostro Paese, sono tutt’altro che scontate e, mi faccio facile Cassandra, nel dire che la piazza che ha convocato il sindaco Matteo Lepore, di altre piazze analoghe avrà bisogno.
Tant’è che viene il dubbio che i feroci attacchi al primo cittadino bolognese, siano una demonizzazione atta a che altre piazze sul caso Abderrahim Fakir non ci siano.
E, invece, ci saranno. La maggioranza, sicuramente, pacifica.
Non tutte, purtroppo.
La violenza va sempre e fermamente condannata, a maggior ragione perché offusca il motivo della convocata protesta. Però va anche capita nelle sue origini. Cosa ci sta dietro a questo sempre più diffuso fenomeno?
Altrimenti si fa un errore che in Italia abbiamo già fatto mezzo secolo fa, quando le piazze violente furono affrontate con la repressione… non finì bene.


