Piazza Fontana a Taranto ha, ovviamente, una fontana al centro.
Una fontana dai più ritenuta brutta: cubi d’acciaio che sembra intrappolino un manufatto ottocentesco, ma che in realtà lo custodiscono.
Eppure a passare di lì difficilmente si guarda la piazza, perché è il mare, su cui è affacciata, che si impone.
Non so se Bakari Sako sia passato di lì perché all’alba è un piccolo spettacolo oppure perché è il naturale sbocco del Ponte Napoli.
Quel che so, che tutti sappiamo, è che Bakari Sako in questa piazza c’è morto. Ammazzato per mano assassina di un ragazzino adolescente che con altri coetanei suoi era da qualche ora a caccia del debole di turno.
Bakari Sako non era neppure il prescelto, pare, fosse un altro.
La storiaccia avrebbe pure quella brutta appendice del trentacinquenne maliano che cerca rifugio in un bar e dal bar viene cacciato. E così muore.
Che a leggerla si spera solo che non sia vero, poi però ci sono i soliti social dove in troppi hanno scritto dei ragazzi criminali come si trattasse di “fratelli”, di “eroi”, di esecutori di un sentire condiviso.
E allora l’inverosimile diventa verosimile e ti accorgi di non avere gli strumenti per capire, di essere troppo ingenuo per comprendere o forse di non avere voglia di ammettere che il mondo, il nostro mondo, è anche questa orrenda roba qua.


