Le mele marce del Corvetto
Caso di cronaca dopo caso di cronaca le divise stanno perdendo credibilità a Milano, chi deve fare... faccia. Ma faccia in fretta.
Vita di merda quella dei negozianti del Corvetto, il quartiere di Milano dove la destra vorrebbe un presidio costante di polizia e dove continuano a saltar fuori storiacce che proprio persone in divisa vedono come protagonisti.
Vi ricorderete il poliziotto che taglieggiava e poi ha giustiziato uno spacciatore a Rogoredo, che sostanzialmente sempre Corvetto è. Vi rammenterete di Ramy, ucciso in un inseguimento con tanto di tentativo di insabbiamento delle indagini da parte di carabinieri infedeli. Adesso ne sono saltati fuori altri tre, due vigili urbani e un agente, che invece taglieggiavano i negozianti.
Cose in cambio di protezione ovvero di non promuovere un accanimento burocratico contro gli esercenti.
Come in uno scontato film anni ottanta made in USA: i poliziotti corrotti, l’eroe che non piega la testa, quindi le manette alle cattive divise.
L’eroe in questa vera storia è Gobbato, che ai più non dirà nulla, ma a noi del Corvetto ricorda che a un certo punto un’ottima panetteria diventò una bakery e a noi sembrava che qualcosa si muovesse.
Erano i primi del secolo e in quelle vie si respirava il cambiamento, che non era gentrificazione: era emanciparsi dal destino già segnato di periferia difficile.
Non so se quello spirito si sia sopito o semplicemente abbia perso quella propulsione che vent’anni profumava di rinascita. Oggi sappiamo che persone in divisa non facevano il loro dovere, peggio: facevano quello che le bande criminali facevano prima di loro. Ma forse dovrei scrivere “fanno”. Anzi: “fanno con la complicità di chi in divisa non fa il suo dovere”.
“Mele marce”, si dirà. Ma da queste nostre parti, quando le mele marce cominciano a essere tante si tende a pensare che sia l’albero il problema e non solo il frutto. Detto più esplicitamente: nasce il sospetto che a beccare una mela sana si sia fortunati, beccarne una marcia sia la scontata normalità. E questo è quello che sta succedo al Corvetto.
Ci vediamo da Gobbato: noi che il conto lo abbiamo sempre pagato, noi uomini e donne di buona volontà.


