La sfida delle famiglie del bosco
Sono molte le famiglie che decidono di non seguire il modello socio-educativo tradizionale e la questione che pongono non ha a che fare solo con la legge.
La famiglia nel bosco di Rieti - tranquilli non ho sbagliato, non c’è solo quella dell’Aquila - dicevo: la famiglia nel bosco di Rieti si chiama “famiglia Pica”.
Papà, mamma, quattro figli. Con un dettaglio, che tanto dettaglio non è, i figli sono praticamente tutti maggiorenni. Nel senso che la famiglia Pica si è ritirata nel bosco e lì ha cresciuto, in realtà anche concepito, i propri figli.
La sfida della “descolarizzazione”
Uno degli aspetti che mi ha impressionato più di tutti è quello che mamma Pica chiama “processo di descolarizzazione”. Ovvero quando han deciso di ritirare i figli dalla scuola e far da sé.
“Descolarizzazione” sta a dire, nella loro definizione, rieducare i figli al gusto di imparare per amore della conoscenza e non all’imparare per il voto o la soddisfazione di qualche adulto.
Soltanto che nel loro caso non si tratta di un semplice manifesto: loro lo hanno fatto. E non hanno cresciuto dei minus habens: i figli sono socialmente inseriti, hanno messo su delle attività e portano avanti una complessa attività agricolo-pastorale.
Il cibo come scelta politica
Con un pezzo in più: per loro la questione cibo è stata centrale. Volevano decidere cosa i figli mangiassero, conoscere nel dettaglio la materia prima. E così la materia prima se la sono prodotta da soli.
È giusta la via tracciata dai Pica? Io penso che il loro caso andrebbe studiato per davvero, perché prende a calci il nostro modello socio-educativo.
Stiamo tornando indietro a modelli che fallimentari si sono già dimostrati. Non fallimentari per modo di dire: il risultato lo abbiamo sotto gli occhi, il risultato siamo noi.


