“L’Italia non è il paese dello stivale, ma della ciabatta”.
Lo ha dichiarato Ben Gvir, il ministro della tortura israeliano, dicendo così del nostro Paese.
La colpa dell’Italia è, attraverso la sua magistratura, di averlo inquisito per aver fatto di ogni ai nostri connazionali della Flotilia, dopo che erano stati rapiti in acque internazionali dall’esercito di Benjamin Netanyahu.
“Possibile che un simile statista abbia fatto una battuta così scema?”, mi son chiesto leggendola.
“No”, mi son risposto: sicuramente il suo era un dotto riferimento storico.
Che so, a Indro Montanelli che quando scrisse: “”L’Italia non è più lo stivale fiero della retorica risorgimentale, ma una comoda pantofola.”.
Oppure a Piero Gobetti quando parlava di ciabattismo dei partiti e della classe dirigente italiana per descrivere l’approssimazione, la mancanza di rigore morale e l’abitudine di fare le cose alla carlona.
O forse all’ottocentesco Giuseppe Giusti che, quando l’Italia ancora era da fare, annotò sarcastico: “Campai sovrano e divenni lacchè; / E qui son giunto a logorare il cuoio…”.
O forse Ben Gvir è solo un torturatore. Un uomo piccolo e dal piccolo pensiero che, come scrisse George Orwell, “non tortura per costringere l’altro a confessare, e nemmeno per punirlo. Tortura per il potere puro e semplice. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere”.


