La scuola italiana ha gli anticorpi?
Un brutto caso di cronaca ci impone a una riflessione che in altri Paesi stanno già facendo.
È stato arrestato mentre lo faceva, mentre molestava alcuni suoi allievi delle elementari. Tutto filmato dai carabinieri allertati dai genitori.
E la notizia si sarebbe dovuta fermare qui e invece così non è stato.
La stampa ci ha regalato dettagli. L’età dei bambini. L’età del docente. Il dialetto parlato dal maestro. La zona dove insegna nell’hinterland milanese.
Di più non scrivo perché altrimenti sarei come quelli che hanno diffuso con troppi ingiustificati dettagli la notizia: nei fatti aggiungendo la violenza della morbosità travestita da cronaca giornalistica alla terribile violenza già subita dai bambini.
Esistono un sacco di regole che dettano a chi scrive per professione la protezione dei minori e qui si tratta di “minorissimi”. È per questo che si usano nomi di fantasia, luoghi di fantasia, età di fantasia, tutto per non svelare.
A Parigi, da settimane è in corso un duro dibattito che mette sotto accusa l’istituzione scolastica. Hanno unito i casi di pedofilia e hanno stabilito che non sono isolati. Nel senso che la scuola francese non ha vigilato abbastanza ed è diventata prateria di quelli che abusano i bambini.
Sono infatti una decina gli asili nido, un’ottantina le scuole materne e una ventina le scuole elementari indagate dalla Procura parigina, oltre cento gli animatori sospesi in due anni.
Forse, lasciando stare la morbosità di quale elementare e quale bambino è stato molestato dal maestro arrestato nelle scorse ore, questa è la sola domanda che ci dovremmo fare: la scuola italiana ha gli anticorpi necessari contro gli insegnanti abusanti?


