Gli adulti, cioè noi, abbiamo gettato la spugna: i quattordicenni saranno imputabili per legge.
È l’ultima follia del governo Meloni: il cosiddetto ddl “anti maranza”.
Fanculo, insomma, a tutte le teorie pedagogiche, psicologiche e persino giurisprudenziali.
I ragazzi sono diventati, di nuovo, piccoli uomini. Una teoria che era stata superata nel ‘700.
Trecento anni dopo, negando personaggini del calibro di Jean-Jacques Rousseau, se ne è arrivato bello bello Nordio e si torna all’antico, a quando la pedagogia non era neppure una scienza.
D’altra parte si sa che Giorgia Meloni è madre e quindi mica ha bisogno di Freud, Montessori, Piaget, Winnicott, Dewey, Gardner, Canevaro e compagnia cantando.
I quattordicenni, con l’annunciata modifica dell’articolo 98 del codice penale, diventeranno quindi adulti per legge: ovviamente adulti senza diritti. Non votano, non guidano, non firmano contratti perché sono minorenni, ma vengono imputati perché sono abbastanza adulti.
Un cortocircuito logico e l’ennesima deriva securitaria che pensa che il manganello sia uno strumento pedagogico e che la pedagogia sia una stronzata dei comunisti anarco-insurrezionalisti.
Tutto questo sarebbe ridicolo se fosse una teoria, invece è drammatico perché è la plastica rappresentazione del nostro fallimento. Il fallimento della società degli adulti, di noi adulti.



Più difficile agire sulle famiglie, nelle scuole sui social, cercare di dare dei valori a questi giovani. Più facile punire, te ne lavi le mani e credi di essere apposto con la tua coscienza, ma si sa i politici sono così.