Fa impressione sapere che dalla tragedia del terremoto in Venezuela in tanti si sono salvati grazie al proprio smartphone, fa ancora più impressione però sapere che a salvarsi sono stati quelli che avevano un tipo particolare di smartphone.
E no, non era neppure il più blasonato perché l’allarme, il salvatevi, è partito automaticamente su quelli che montavano un sistema operativo anziché un altro.
È infatti google che ha sviluppato un sistema che, la faccio facile, si basa sul fatto che il terremoto si propaga a una velocità inferiore rispetto a quella della notifica sul telefonino.
Quindi appena il fenomeno sismico è partito, è partita l’allerta. Una cosa del genere: sta arrivando. E così chi ha potuto, e sembra siano stati in tanti, ha approfittato di quei secondi per mettersi in salvo.
Questa vicenda apre due questioni. La prima è una nuova visione del digital divide. Non è più tra chi sa usare una tecnologia e chi non la sa usare, bensì da quale sistema operativo e quale device scegli.
La seconda è che questo sistema di allerta è una sistema privato, non pubblico, e sovranazionale. Il che torna a farci porre delle domande sull’enorme potere che hanno google e compagnia cantando.
Per chi avesse il dubbio che questo pezzo sia una marchetta, che stia io sponsorizzando un qualche sistema operativo, sappiate che in Italia, diversamente che in buona parte d’Europa e del mondo, questo meccanismo di allerta basato sul crowdsourcing delle rilevazioni accelerometriche non è attivo.
E anche questo dovrebbe farci molto riflettere.


