Una volta erano i politici a voler dimostrare a tutti i costi che nulla c’entravano con i criminali, ora sono i criminali a voler mostrare le prove che nulla c’entrano con gli affari “sporchi” dei politici.
Sembra una barzelletta e invece è quel che sta accadendo nel caso dell’ex sottosegretario alla giustizia (sic) Andrea Delmastro.
Si ricorderà che giusto qualche giorno fa i parlamentari di maggioranza hanno negato ai magistrati l’acquisizione della chat intrattenuta dall’ex sottosegretario Delmastro con Mauro Caroccia, già condannato per riciclaggio dei soldi del clan camorristico dei Senese.
In pratica, subito dopo aver evocato Paolo Borsellino, i camerati di maggioranza hanno cercato di stoppare la famosa inchiesta della Bisteccheria d’Italia ovvero un’inchiesta di mafia.
Ora il colpo di scena. Fabrizio Gallo, l’avvocato del pregiudicato Mauro Caroccia, ha fatto sapere che visto che il Parlamento aveva negato le chat ai magistrati, lo stava facendo lui per salvare il buon nome e provare l’innocenza del suo assistito.
Di più, Gallo dice che i parlamentari di maggioranza, negando l’acquisizione di quelle chat, hanno violato la Costituzione visto che nei fatti stanno negando la possibilità di difendersi al suo assistito.
Siamo a questo: la Casta è tornata a difendere se stessa a discapito pure della Costituzione e lasciamo stare chi ce lo sta spiegando.
Ignazio Benito Maria La Russa si dice sostanzialmente certo che, se la mafia non lo avesse ammazzato, Paolo Borsellino oggi sarebbe un ministro di Fratelli d’Italia: piace pensare che invece sarebbe Presidente del Senato e che mai avrebbe “protetto” un sottosegretario come Andrea Delmastro.


