Sarà perché non ho prodotti fatti in Israele nel mio frigorifero, ma resto convinto che il problema non sia cosa compriamo da lì, bensì cosa vendiamo al governo di Benjamin Netanyahu.
E già, mi riferisco alle armi. Lo so che non è che proprio vendiamo armi, però componenti che poi a sterminar persone servono, questi sì, glieli vendiamo.
Leonardo SPA è il fornitore di quei gingilli di morte e lo è per via di “vecchi contratti da onorare”, così dice Giorgia Meloni, dimenticando che la legge 185/90 le dava strumenti per bloccare anche quelli.
Però tutta questa insanguinata vicenda dovrebbe farci riflettere sul fatto che quando vendi armi non sai mai chi le gestirà. Oggi sembra buono e responsabile, domani stermina bambini a Gaza.
Come si ovvia a questa sgradevole possibilità? Semplice: non vendendo armi.
Anche perché poi potrebbe anche accadere che quelle stesse armi, un giorno, vengano puntate contro cittadini italiani rapiti in mare perché ambasciatori di pace.
Si dirà che Leonardo SPA non vende proiettili e fucili ed è verissimo. Ma è altrettanto vero che è un caso. Se la soldataglia israeliana non è armata “made in Italy” è solo perché non abbiamo a listino quei prodotti là. Per ora…



Hai perfettamente ragione ma anche boicottare i loro prodotti può servire. Se siamo in tanti il loro mercato va in crisi