I fascisti son fascisti.
Il “neo” teniamolo solo a significare i melanociti casualmente riuniti in francobolli di pelle, ché il “neo-fascista” è solo un fascista più giovane dei criminali originali cui si ispira.
Come mai ci sogneremmo di dire “neo mafiosi” per gli eredi di Riina o altri assassini, non usiamolo per quelle camice nere che si permettono di salutare romanamente, imbrattare targhe o lapidi o monumenti alla Resistenza dedicati.
Non so se di questi “nei” ce ne siano a giro tanti o pochi, ma anche fossero solo due sarebbero troppi. E contando Ignazio Maria già più di due sono.
La domanda che sorge spontanea è come sia possibile.
Nel senso che non hanno neppure la scusa di La Russa che, nato in età pre-costituzionale, da piccino giocava con le teste del Duce perché ancora non era stato inventato il Big Jim.
Ma codesti giovinotti che fascisteggiano in questa nostra Italia, invece, sono i figli dei figli dei figli. Son persone che la Repubblica antifascista han sempre respirato.
Il buon Antonio Gramsci sostenne, è noto, che la Storia è maestra, ma non ha scolari. Possibile che il problema sia tutto lì? Sia un problema di didattica? Di lezione mal impartita?
Possibile che nessuno abbia loro ben spiegato che, come dice quell’adagio, è facile essere fascisti in una democrazia, più difficile essere antifascisti in una dittatura fascista? Insomma, che esser fascisti è sempre e comunque roba da vigliacchi?



Ma questa tolleranza sempre concessa ai falsi giuramenti sulla nostra Costituzione, allora a cosa e a chi é imputabile?Temo che i governi di turno abbiano sempre giocato dei ruoli vigliaccamente di compromersso.
Non ho mai capito quando parlano di nostalgici, come se questi beceri, avessero mai vissuto quel periodo. Perché se lo avessero vissuto veramente, saprebbero cosa hanno combinato i loro padri e nonni . Vergognosi.