Ha confessato l'assassino di Bakari Sako
Quando un minorenne uccide la chiamiamo "devianza giovanile". Una volta era un'eccezione.
L’assassino di Bakari Sako, ił trentacinquenne ucciso a Taranto, ha confessato.
È, come da prime ipotesi investigative, un ragazzino di quindici anni.
Il filmato dell’omicidio, ripreso dalle telecamere di sorveglianza, racconta un contesto di assoluto degrado morale, di disinteresse rispetto alla vita che veniva stroncata, di raggelante disumanità.
L’errore che però potremmo tutti commettere è quello di pensare questo avvenimento come isolato, straordinario, inedito.
In realtà, incrociando i dati forniti dal Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, dal Servizio Analisi Criminale della Polizia di Stato e dall’ISTAT, emerge che l’omicidio di Taranto è uno degli omicidi commessi da ragazzini ovvero fenomeni riconducibili alla cosiddetta devianza minorile.
Gli assassinii commessi da minori, nel 2024, sono passati dal 4% all’11% del totale nazionale.
Un caso su cinque dei reati contro la persona ovvero lesioni, percosse e minacce, vede come autore un minorenne.
Nell’ultimo biennio i reati sessuali commessi da under 18 hanno registrato un incremento del 26%.
Senza cercare una giustificazione, non si può però non registrare che questi incrementi fanno il paio con un altro dato in crescita: quello della povertà minorile.
Un ragazzo su quattro è a rischio povertà e l’incidenza sale a quasi uno su due nelle isole e nelle zone economicamente depresse.
Esiste poi un altro dato, che supera la questione strettamente economica ed è quello dell’abbandono scolastico. Le statistiche rilevano un parallelismo tra il non andare più a scuola ed entrare a far parte di una baby gang.
Quando qualche giorno fa ho scritto dell’omicidio di Taranto, tra i tanti commenti uno era di Angela C..
Ve lo riporto per intero perché secondo me dice tutto o quasi quel che c’è da dire intorno a questo tragico delitto.
«Noi qui a Taranto siamo devastati. Per la terribile sorte di Bakary e per il pensiero della quasi ineluttabilità della reiterazione di questi scenari. Le cause? Famiglie di criminali che fomentano nei figli azioni delinquenziali con un livello morale inesistente. E una classe politica che ha sdoganato il razzismo più becero, con i respingimenti, il mancato soccorso in mare, il sequestro in nave, la deportazione in campi fuori nazione. Vorrei farvi leggere gli osanna sotto i post di questi quattro pseudo politici a firma di questo nugolo di sciagurati. E poi ci sono le istituzioni assenti, pochi soldi (la scusa), un’indifferenza patologica. Di contro c’è un parroco della cattedrale di città vecchia che sta dedicando la vita a queste famiglie di disagiati, non immaginate con quante iniziative. Ma è pressoché solo. Lui è don Emanuele Ferro ed è grazie alla sua incessante opera se un piccolo pezzo di quella cittadinanza si è convertito.
Ma è sempre troppo solo».


