Non so se anche voi abbiate la medesima sensazione, ma nella drammatica vicenda della morte durante l’arresto di Abderrahim Fakir quella che sento montare è l’evidenza che la giustizia sia sempre meno uguale per tutti o meglio che tutti non si sia eguali davanti alla legge.
È una sensazione che normalmente si avverte con i politici sottratti ai tribunali per l’immunità che nei fatti si garantiscono a colpi di voti neganti la cosiddetta autorizzazione a procedere.
Ora è come se il cappello che fornisce l’intoccabilità si fosse allargato e lo abbia fatto con l’istituto giuridico dello “scudo penale” dal governo Meloni partorito alcuni mesi fa e che oggi sperimentiamo per via della morte di un poveraccio in stato di arresto.
Attenzione non sto anticipando una sentenza di colpevolezza: ho fiducia negli inquirenti e nei tribunali. Ma la sensazione rimane ed è appunto una brutta sensazione che divide il mondo in due: quello di lor signori e dei loro sgherri e quello di noi altri che non abbiamo padrini o santi in paradiso da vantare.
Va così che io, al di là di quale possa essere il mio pensiero sull’intera vicenda, sto dalla parte di Abderrahim Fakir, nel senso che nella stessa parte sto: quella di quelli senza scudo, quella dei semplici cittadini, quella degli uguali e non quella dei più uguali degli altri.



I destri hanno cominciato con gli esami tossicologici… ebbè se anche fosse stato alterato allora si poteva schiacciare sull’asfalto, come fosse una blatta?